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Sulla costa di vento africano piegano le spighe. Gli dei dormono primavere immote. L'estate che trafigge le trasparenti pietre degli arabi li desterà, al ritorno del tempo. I luoghi non hanno memoria. La voce del vento non ha significato, ma noi tocchiamo le pietre. Ci dicono il tempo e i fiori che c'erano. Egli giace qui: un ricordo che da vivo non fu mai. È il suo luogo: e la voce è di vento africano. Qui si aggirano i leoni, i desideri gialli, le ore senza spazio battute sulla terra dal sole. Ma a tratti ci azzanna un vento fresco e rovente dal mare: porta un solo violento ricordo: batte le pietre dei templi e piega i fiori. |