Akragas (1957)


Sulla costa di vento africano
piegano le spighe.
Gli dei dormono primavere immote.
L'estate che trafigge
le trasparenti pietre degli arabi
li desterà, al ritorno del tempo.
I luoghi non hanno memoria.
La voce del vento non ha significato,
ma noi tocchiamo le pietre.
Ci dicono il tempo
e i fiori che c'erano.
Egli giace qui:
un ricordo che da vivo
non fu mai.
È il suo luogo:
e la voce è di vento africano.
Qui si aggirano i leoni,
i desideri gialli,
le ore senza spazio
battute sulla terra dal sole.
Ma a tratti ci azzanna
un vento fresco e rovente
dal mare:
porta un solo violento ricordo:
batte le pietre dei templi
e piega i fiori.