Atipico nel panorama della attuale moda letteraria italiana pericolosamente nostalgica di formule ottocentesche False corrispondenze è un romanzo (ma forse sarebbe più esatto definirlo "meditazione") di difficile ma fascinosa lettura, denso di richiami che vanno dal Bernhard di Partita a carte alla Bachmann di Malina.
Costruito come un doppio dialogo, il libro parte "falsamente" dalla perdita di un oggetto reale dalla vetrina di un museo, per giungere progressivamente a interrogarsi sul senso della morte e sullo smarrimento della mente di fronte al vuoto, all'assurdo, al dolore.
Di qui la necessità di una scrittura rigorosa e lirica insieme, puntigliosa nella descrizione di una Parigi allucinata e caotica, lucida nel delirio e pudica nella sofferenza.
In quest'alternarsi di toni e luci, in questo tenersi miracolosamente in bilico tra follia e ragione, il libro riesce effettivamente a inchiodare lo scarto (la falsa corrispondenza) che esiste tra la desolazione del vivere e il vuoto del morire.