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Cara presenza del patriarca mio zio. Ultimo natale d'argilla nel paese che morto gli ulivi reggono ancora sul vento e ciaule coronano in ore che passano a vetri serrati a focolari di sonno. Voce di una morte che vide i piccoli bimbi nascere e perduti giocare. Con mio fratello ora giaci, cara presenza, nella tomba dell'oliveto. Senti ancora la voce della nera pacchiana venire: monda le foglie di sempre, le bacche di sempre cadranno. Amaro popolo d'ombra t'ama nel suo passato oscuro. Cara ombra presente, distrutto è il focolare e libera sgorga una vita che preparasti con mani pazienti. L'ultimo lamento greco sia tuo. L'ultimo dolce sonno ti serri. Cara presenza del patriarca mio zio, dolce anche è la notte nel suo sogno di tempo. |