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Le tue mani di sorgente. Il tuo cuore di voce sonora come vanamente toccarono le cose: erbe, pietre, la giovinezza e la sorte. I tuoi chiusi sonni. Come fosti deserto, simile a un dio, per cui il dolore è forma. Tu giocasti a toccare la terra, spezzasti i fiori e la notte. Non ti fermasti mai, non piangesti il fanciullo: lo trasformasti in fiore, bello dolcissimo ondeggia sulla piana di Akragas e vanamente. |