Febo (1957)


Le tue mani di sorgente.
Il tuo cuore di voce sonora
come vanamente toccarono le cose:
erbe, pietre, la giovinezza e la sorte.
I tuoi chiusi sonni.
Come fosti deserto,
simile a un dio,
per cui il dolore è forma.
Tu giocasti a toccare la terra,
spezzasti i fiori e la notte.
Non ti fermasti mai,
non piangesti il fanciullo:
lo trasformasti in fiore,
bello dolcissimo ondeggia
sulla piana di Akragas
e vanamente.