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Dentro una bara profonda e sotto i venti della primavera un uomo scalpella tanti nomi di cose che poi dove andranno dentro una bara profonda a ricordare. Tu io egli l'estraneo che uccido ogni giorno di cui mi punisco inutilmente come un pesce che nuota o il chiaro della luna. Tutto si dimentica in questa bara profonda dopo aver capito che siamo fatti di giochi di parole di ingranaggi e di tempo. Non c'era nessuno fra le mie braccia. Io sola in un gioco facevo magia d'amore. Un quarto d'albumina. Un quarto di secrezione. Un quarto di sangue due linee di febbre. Ma perchè ci hanno raccontato che era ineffabile e immortale solo si ripete e lo si può dire come tutto. |