Napoli e aprile (1957)


Quando vidi
i due marinai stranieri
sotto gli occhi dei bambini del vico,
sorregersi alla muraglia del loro vuoto
di nomadi
dall'etichetta bianca
(odore di wisky bruciato
nei letti alti del vento,
nelle case strette e alte),
dalle viscere dure dei bassi saliva
una cosa incompresa,
come i silenzi fra me e il ragazzo greco,
lui chiuso nella sua vita
io nella mia,
a un crocicchio di sole,
la mano vuota e tesa
a stringere la terra,
l'intera terra
chiara e dura
da sopportare,
impalpabile peso
che schianta gli alberi
a vento di ponente.
Le mie radici affocate e corrose
sotto il prato di Capodimonte.
Non ti raggiungevo,
non t'avrei raggiunto mai,
ti sentivo straniero:
- non scaldarti alla mia ansia,
tu non puoi - mi dicevi -
Sei d'un'altra terra -.