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Quando vidi i due marinai stranieri sotto gli occhi dei bambini del vico, sorregersi alla muraglia del loro vuoto di nomadi dall'etichetta bianca (odore di wisky bruciato nei letti alti del vento, nelle case strette e alte), dalle viscere dure dei bassi saliva una cosa incompresa, come i silenzi fra me e il ragazzo greco, lui chiuso nella sua vita io nella mia, a un crocicchio di sole, la mano vuota e tesa a stringere la terra, l'intera terra chiara e dura da sopportare, impalpabile peso che schianta gli alberi a vento di ponente. Le mie radici affocate e corrose sotto il prato di Capodimonte. Non ti raggiungevo, non t'avrei raggiunto mai, ti sentivo straniero: - non scaldarti alla mia ansia, tu non puoi - mi dicevi - Sei d'un'altra terra -. |