Preghiera del ragazzo suicida (1952)


Non ti aspettavo qui,
accanto alla sbarra di confine
e i doganieri azzurri già così lontani.
E tu mi guardi come io volevo.
E tu sorridi come io sognavo.
Non ti aspettavo qui nella temuta
notte dove ci avrebbero inseguito
esseri vendicatori e troppo lunghi canti.
Pure sei venuto e mi tendi la mano.
Come assomigli a tanta gente
amata, come a nessuno.
Separati da secoli, da spazi
privi d'argine, da stelle: tu,
l'invocato guardi le mie ferite
e sorridi perchè non guariranno.
Nel delirio dell'ora io sono già lontano.
Scendo dal lettuccio e cammino
come allora verso la tua mano.
Il Dio dei cieli che veste i gigli dei campi
e nutre gli uccelli dell'aria mi diede
una tunica bianca e l'altro rigato
indumento giace sul vuoto lettino
al rosso bagliore di stelle, perduto cammino,
senza miasmi o sfacelo di fiori, quietamente.
Sulla tela sporca e miserevole
è restata la giornata di ieri,
oggi incomincia la vita,
non è stato che un sogno,
sei così sorridente.
Pure da tanto lontano la voce
la voce che chiama
mi fa voltare indietro.
Io ti prego di credermi, o Signore,
quando puntai sul cuore l'arma
senza terrore, senza rimpianto,
io non sapevo ancora di aver tradito
te nè questa pace, io non sapevo
ancora d'amar tanto le strade della terra
dove per così poco ho camminato.
Ero un ragazzo solo e non mi ricordavo
cosa dovevo fare, ora sono tornato.
Riprendimi, Signore, io sono stanco
e mi hanno abbandonato.
Riprendimi, Signore, io te ne prego,
eternamente accanto.