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Avrei voluto vivere dove fosse sempre estate. Sono ancora tanto giovane da passare la notte di giugno a guardare la notte di luna che potrebbe non tornare mai più. So che c'è un'attesa di distruzione nelle cose. Solo così posso amarle e tuttavia le amo perchè vogliono vivere o perchè così le vedo intente a vivere profonde sotto la minaccia del cielo. Non saprò mai dare la vita e divento di un'effimera potenza sotto la sferza della nevrosi e del sogno. Miei compagni sono le parole che altri dissero anche per me. Questa poesia dissociata che ha un perchè se la chiamo poesia nella sua stessa bruttezza è il mio ritratto troppo stanco anche per essere disperato. Ci hanno tolto l'essere di Parmenide che Platone cammuffò di poesia, quella terribile cosa che maschera il vuoto di cui era fatta e per cui esisteva. Non ci sono parole belle che non siano ingannatrici. La nostra verità deve essere brutta perchè altri ne facciano un mondo meno amaro. Chi può uccidere il non essere che sempre ci strappa alle tenere braccia della notte in cui siamo identici ma soltanto questo: destinati a morire non appena faremo un gesto per fermare il tempo. |