Avrei voluto vivere (1959)


Avrei voluto vivere
dove fosse sempre estate.
Sono ancora tanto giovane
da passare la notte di giugno
a guardare la notte di luna
che potrebbe non tornare mai più.
So che c'è un'attesa
di distruzione nelle cose.
Solo così posso amarle
e tuttavia le amo
perchè vogliono vivere
o perchè così le vedo
intente a vivere profonde
sotto la minaccia del cielo.
Non saprò mai dare la vita
e divento di un'effimera potenza
sotto la sferza
della nevrosi e del sogno.
Miei compagni sono le parole
che altri dissero
anche per me.
Questa poesia dissociata
che ha un perchè se la chiamo poesia
nella sua stessa bruttezza
è il mio ritratto
troppo stanco anche per essere disperato.
Ci hanno tolto l'essere di Parmenide
che Platone cammuffò di poesia,
quella terribile cosa
che maschera il vuoto
di cui era fatta
e per cui esisteva.
Non ci sono parole belle
che non siano ingannatrici.
La nostra verità
deve essere brutta
perchè altri ne facciano un mondo
meno amaro.
Chi può uccidere il non essere
che sempre ci strappa
alle tenere braccia
della notte
in cui siamo identici
ma soltanto questo:
destinati a morire
non appena faremo un gesto
per fermare il tempo.