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Volendoci interrogare lungamente pensammo e le stanze interminate si stringono intorno. Un vuoto e la polvere tremano al suono di cose che furono dette e ripetute dentro i secoli chiusi come le nostre stanze. Ma la romantica falena non brucia: le lucerne vogliono il vento. Fuori si turba con le sue dita di odori la notte. Dalla siepe salterà la foglia. Sulla strada batteranno parole i passi di qualcuno che cerca. Ma noi siamo dentro un avorio: a interrogarci e a pensare. Sbarri le finestre al sogno volgare della luna, mi chiedi se ho un corpo, ma qui non vive il vento, né l'erba nascerà sulle vesti abbandonate. Mi vedi nuda che non posso gridarti: dentro una pietra grigia ferma è l'aria. Siamo qui a interrogarci e a pensare. Se mi vieni vicino a indicare una forma ci trema sul labbro e nella luce degli occhi un desiderio invano che non si può incontrare. Dietro le nostre spalle un tempo morto ci lancia gangli d'alga: fredda è stata la terra ai nostri passi. Come omicidi giovani ci guardiamo d'amore e non possiamo toccarci amarci mai. |