Volendoci interrogare (1957)


Volendoci interrogare
lungamente pensammo
e le stanze interminate
si stringono intorno.
Un vuoto e la polvere
tremano al suono di cose
che furono dette e ripetute
dentro i secoli chiusi
come le nostre stanze.
Ma la romantica falena
non brucia:
le lucerne vogliono il vento.
Fuori si turba con le sue dita
di odori la notte.
Dalla siepe salterà la foglia.
Sulla strada batteranno parole
i passi di qualcuno che cerca.
Ma noi siamo dentro un avorio:
a interrogarci e a pensare.
Sbarri le finestre al sogno
volgare della luna, mi chiedi
se ho un corpo, ma qui
non vive il vento, né l'erba
nascerà sulle vesti abbandonate.
Mi vedi nuda che non posso gridarti:
dentro una pietra grigia
ferma è l'aria.
Siamo qui
a interrogarci e a pensare.
Se mi vieni vicino a indicare una forma
ci trema sul labbro
e nella luce degli occhi
un desiderio invano
che non si può incontrare.
Dietro le nostre spalle
un tempo morto
ci lancia gangli d'alga:
fredda è stata la terra ai nostri passi.
Come omicidi giovani
ci guardiamo d'amore
e non possiamo toccarci
amarci mai.